dalle Cronache Imperiali di Tito Cornelio, volume XXXVI, febbraio, anno 1231 a.U.c.
"[...omissis...]
in quel momento l'Imperatore Teodomiro si levò dal seggio, e l'autorità
della sua figura bastò a calmare l'agitazione che si era accesa nell'ampia
sala. "Senatori!" disse, alzando un braccio e coprendo tutta la sala
con un ampio gesto a quietare gli eccitati uditori "Senatori, vi prego,
sedete. E' giunto qui tra noi l'autore stesso del rapporto che abbiamo
letto. Confido che saprà fornirci le informazioni di cui abbiamo bisogno
per decidere come agire. Il pericolo è grave, tutti ne siamo coscienti.
In momenti come questi, è necessario un cuore unanime, per il bene del
popolo e di Roma stessa".
L'imperatore fece un gesto di invito con la mano ad un ufficiale pretoriano
che gli stava accanto. Questi fece salire vicino al seggio imperiale
un uomo di mezza età, con i capelli corvini e la barba molto curata.
Si muoveva con aria di profondo rispetto, seppure sembrava non essere
imbarazzato o fuori luogo in quella situazione. Era avvolto in un'ampia
veste dai riflessi blu, e quando parlò la sua voce risuonò chiara, come
di chi sia avvezzo ad essere ascoltato.
"Sono Cornelio Frontino, Magister della Cohors Auxiliaria Arcana, in
servizio presso la Provincia di Germania. Come già sapete, da due anni
sono in missione nei territori ostili degli Agri Decumates, in cerca
di informazioni sugli oscuri riti là praticati dai barbari, per ordine
dello stesso Imperatore". Dopo un breve cenno di deferenza con il capo
nei riguardi di Cesare, tornò a parlare: "Sono purtroppo latore di gravi
notizie, e non userò quindi più tempo. Il pericolo che temevamo, di
cui ho portato relazione nel mio rapporto, è già penetrato nel territorio
imperiale. Da tutta la Germania Magna ormai ricevo segnalazioni quotidiane
dei miei agenti."
Il relatore non riuscì a terminare la frase, perché nuovamente numerosi
Senatori si levarono dai seggi esclamando il proprio disappunto e opinione,
fino a che in tutta la sala si scatenò nuovamente la discussione tra
due fazioni opposte.
Teodomiro dovette nuovamente alzarsi per riconquistare il silenzio e
permettere al pretoriano di terminare il discorso: "Le segnalazioni
vengono in massima parte dai boschi sacri dove i Germani officiano ai
loro culti tollerati dall'impero, ma ultimamente l'esecuzione dei riti
sacrificali proibititi si è infiltrata più profondamente e, come dicevo,
abbiamo avuto numerosi avvistamenti anche dal capoluogo Augusta Treverorum
(Treviri, come la chiamano gli abitanti del posto) e dalle altre grandi
città imperiali nella Germania Superior. L'intensificarsi dell'attività
sacrificale sembra legata in qualche modo ad episodi di brigantaggio
negli Agri Decumates e ad alcuni fomentatori all'esterno e all'interno
dei confini di Roma".
L'imperatore per la terza volta si alzò, prendendo la parola: "Spero
che questi fatti riferiti dal Magister Cornelio abbiamo tolto ogni nube
di dubbio dalle vostre menti, Senatori. Il pericolo è grave e reale,
ed i miei pretoriani hanno bisogno di tutto il nostro appoggio ed aiuto.
Certamente il Senatore Quirino non ha torto sostenendo la causa dei
Magistrati di Neapolis," numerosi segni di assenso si manifestarono
da un lato della sala, "e pur tuttavia vi chiedo: da due anni ho promulgato
la Lex Arcana, istituendo il corpo dei Custodes, e quali sono stati
i risultati? Superiori ad ogni aspettativa, Senatori" e continuò, scendendo
la breve scalinata davanti al suo seggio, fino a portarsi nel mezzo
del consiglio, "da ogni parte dell'Impero abbiamo rapporti e segnalazioni
di culti proibiti e di forze potenti e spesso avverse, di cui fino a
prima non eravamo a conoscenza. La conoscenza, la conoscenza come difesa,
al servizio della giustizia. La conoscenza per la gloria di Roma!
[...omissis...]"
Tito Cornelio, de Cronache Imperialis, 1270 a.U.c.
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